Benvenuti nel nostro avamposto. Qui niente giornalismo da Pulitzer né verità assolute, solo un caotico e disilluso dialogo a due voci su tutto ciò che ci infastidisce, ci incuriosisce o ci passa per la testa.
Un tempo in questa taverna eravamo in tre, ma la professoressa ha saggiamente fatto i bagagli (per la gioia incontenibile del gargolla) ed è migrata altrove: la trovate su rosarosae.love.
Accomodatevi, leggete, dissentite. E se vi sembra un dialogo schizofrenico… beh, probabilmente lo è.
La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che questo “qualcosa” ha un significato, a prescindere da come poi andrà a finire.
Václav Havel
C’è una lezione di rara lucidità nell’articolo che Nicola Pedde firma per Aspenia : l’Iran non è una semplice case...
Mentre le studentesse di Gilan gridano contro il velo e i mercati chiudono per sciopero, riscopriamo il senso profondo dell’apostasia in Hâfez.
In Persia, l’apostata (il rend) non è colui che perde la fede, ma colui che la sottrae al controll...
«La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha senso, indipendentemente da come andrà a finire.»
Václav Havel, Disturbare la pace, 1986
Mentre il mio cinico amico Odorizio osserva le pietre di Teheran col piglio di chi aspetta solo di vederle cro...
Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare
— Qoèlet 3,1-4